FORUM archivio 2010/2015  
 
Kseniya Simonova
27/01/2014
 
 
 
Auschwitz- Francesco Guccini (contro la pazzia dell'uomo)
 

 

Che cosa significa Shoah?
Shoah è un termine ebraico che significa catastrofe, distruzione totale. Con Shoah si intende la sistematica distruzione della popolazione ebraica perpetrata tra la fine degli anni ‘30 ed il 1945.

Cosa significa Olocausto?
Il termine italiano olocausto deriva dalla forma greca “olokauston”. Questa parola indicava un sacrificio religioso in cui la vittima animale era interamente bruciata, e non se ne conservava alcuna parte commestibile. Successivamente essa assunse il valore metaforico di sacrificio estremo particolarmente cruento. In anni recenti, il termine assume valore analogo a Shoah, anche se è preferibile utilizzare quest'ultimo, per eliminare qualunque idea di sacrificio religioso insita nell’espressione “Olocausto”.


Cosa è Auschwitz?
Auschwitz è un complesso di campi nella Polonia occupata dai tedeschi, costituito da un campo di concentramento (Auschwitz 1), un campo di lavoro (Buna-Monowitz o Auschwitz 3) ed il più grande campo di sterminio nazista (Auschwitz 2 o Auschwitz-Birkenau). Ad Auschwitz furono uccise tra 1,1 e 1,3 milioni di persone, delle quali il 90% erano ebrei. Auschwitz si trova a pochi chilometri da Cracovia.

Che cosa è il Giorno della Memoria? Perché in Italia viene celebrato il 27 gennaio?
Molti Stati hanno istituito un "giorno della memoria". L'Italia lo ha fissato al 27 gennaio, data in cui, nel 1945, fu liberato il campo di sterminio di Auschwitz. In effetti altri ebrei, d’Italia e d’Europa, vennero uccisi nelle settimane seguenti. Ma la data della liberazione di quel campo è stata giudicata più adatta di altre a simboleggiare la Shoah e la sua fine.
Scelta analoga hanno compiuto numerosi altri paesi che hanno ritenuto opportuno optare per una data comune a tutta l’Europa piuttosto che per una data di rilievo solo nazionale.

Quante furono le vittime ebree?
In mancanza di dati assolutamente precisi, ci riferiamo a recenti ricerche. Yisrael Gutman e Robert Rozett, nella “Encyclopedia of the Holocaust”, stimano le perdite ebraiche tra i 5.59 ed i 5.86 milioni. Altri ricercatori, tra cui Wolfgang Benz, parlano di un numero di vittime stimato tra i 5.29 e i 6 milioni. La maggior parte degli storici generalmente accetta la cifra approssimativa di sei milioni.

Quando si parla della Shoah, a quale periodo della storia si fa riferimento?
Generalmente è quello che va dal 30 Gennaio 1933, quando Hitler salì al potere diventando Cancelliere della Germania, fino alla fine della guerra in Europa, l’8 Maggio 1945.


Quali furono le altre popolazioni perseguitate dai nazisti?

V erano zingari, serbi, testimoni di Geova, omosessuali, tedeschi oppositori del nazismo, partigiani e Resistenti di tutte le nazionalità, delinquenti abituali, slavi, malati di mente, disabili ed “asociali”, come, ad esempio, mendicanti, vagabondi e venditori ambulanti.



Quale è la Legge che stabilisce il Giorno della Memoria in Italia?
E' la Legge 20 luglio 2000, n. 211, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000 nella quale si legge:
“Istituzione del “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti
Art. 1.
1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
Art. 2.
1. In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all'articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere”.

Che cos'è un campo di sterminio?
Luoghi in cui i deportati erano uccisi, spesso tra atroci sofferenze, per la fame, e le atrocità a cui erano sottoposti. I corpi delle persone morte venivano bruciati o sepolti in fosse comuni.


E' vero che nei campi di concentramento venivano eseguiti esperimenti sulle persone?
Nel contesto della Shoah, i medici tedeschi eseguirono esperimenti pseudoscientifici utilizzando come cavie migliaia di deportati nei campi. Molto spesso queste pratiche portavano alla morte dei deportati dopo atroci sofferenze e mutilazioni fisiche. Tristemente famosi sono gli esperimenti cui ad Auschwitz il dottor Josef Mengele sottoponeva i deportati, in particolare i gemelli.

Qual è il significato del termine "Soluzione Finale", e qual’è la sua origine?
Il termine "Soluzione Finale" (Endlösung) si riferisce al piano nazista di sterminare tutti gli ebrei d'Europa. Il termine fu usato alla Conferenza di Wannsee (Berlino, 20 Gennaio 1942) dove gli ufficiali tedeschi ne discussero la realizzazione e ne pianificarono l’organizzazione.

Quali gruppi furono perseguitati dai nazisti in Germania per essere considerati nemici dello stato?
Il Terzo Reich considerava nemici e quindi perseguitava Ebrei, Sinti e Rom, socialdemocratici, comunisti, dissidenti politici, oppositori del nazismo, testimoni di Geova, criminali abituali, e "asociali" (ad esempio mendicanti, vagabondi e venditori ambulanti), omosessuali, malati di mente e disabili. Ogni individuo che poteva essere considerato una minaccia per il nazismo correva il rischio di essere perseguitato. Gli ebrei, comunque, erano l'unico gruppo destinato ad un totale e sistematico annientamento.

Chi sono i "Giusti delle Nazioni"?
Yad Vashem, l’Istituto per la Memoria della Shoah che ha sede a Gerusalemme, ha conferito onorificenze a circa 20.200 Giusti tra le Nazioni. Si tratta di non ebrei che, con le loro azioni, hanno aiutato gli ebrei a salvarsi dalle persecuzioni.

Gli ebrei si ribellarono ai nazisti?
Molti ebrei presero parte alla resistenza armata, nonostante le difficili condizioni e la lotta impari. La rivolta del ghetto di Varsavia, che fu condotta tra l’aprile ed il maggio 1943, rappresenta un incredibile episodio di coraggio. Alcuni gruppi partigiani ebraici operarono in varie zone, in particolare nell’Europa dell’Est. La sproporzione di forze e numerica era tale, comunque, da rendere molto difficile qualsiasi tentativo di Resistenza.

Alla fine della Guerra i criminali nazisti vennero puniti?
Al termine della Seconda Guerra Mondiale vi furono diversi processi contro i criminali di guerra nazisti. Si svolsero a Norimberga, e videro processati i capi politici, militari ed amministrativi del Terzo Reich che erano stati catturati. Alcuni gerarchi furono condannati, ma molti dei più importanti capi nazisti, come Hitler, Himmler e Gobbels, si suicidarono dopo la sconfitta, mentre numerosi altri riuscirono a fuggire.

   
 
   
 
   
 
 
 
   

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Enrico Berté
 
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.............................................................................................. Giovanni Renzo Ghirardini  
 
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Prima di
tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi
vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi
vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c'era rimasto nessuno a protestare.
.Bertolt Brecht - Berlino, 1932
 
 
"a cavallo di uno scherzo"
di e con Martin Stigol - Progetto Zattera
27 GENNAIO 2014
Auschwitz di Francesco Guccini
Son morto con altri cento, son morto ch’ero bambino,
passato per il camino e adesso sono nel vento e adesso sono nel vento….

Ad Auschwitz c’era la neve, il fumo saliva lento
nel freddo giorno d’inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento…

Aschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio:
è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento…


Io chiedo come può l’uomo uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento…

Ancora tuona il cannone, ancora non è contento
di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento…

Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà…

Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà e il vento si poserà…


 

Il triangolo rosa: la persecuzione di omosessuali e transessuali

L'Olocausto degli ebrei europei fu l'aspetto più tragicamente macroscopico del pensiero razzista portato alle sue estreme conseguenze. L'intolleranza verso "il diverso da se" che è l'elemento fondante di ogni razzismo venne applicato in primo luogo verso gli ebrei ma non soltanto verso di loro. Il numero delle vittime ebree e la scientificità con la quale i tedeschi perseguirono lo sterminio totale ha meritato l'uso del termine "Olocausto", oggi con più esattezza denominato "Shoah".

A fianco dell'Olocausto si manifestarono altri orribili crimini frutto di quello stesso razzismo che generò la "Soluzione Finale". Altri gruppi di individui, altre etnie vennero individuate come inferiori dai nazisti e contro di esse furono perpetrati crimini abominevoli. In primo luogo i nazisti considerarono "inferiori" i popoli slavi e ciò si tradusse nel tentativo di annientamento dei polacchi e nell'assassinio - in disprezzo di ogni regola di guerra - di circa 2.000.000 di prigionieri di guerra russi.

In secondo luogo l'intolleranza razzista si esercitò verso i deboli: i malati di mente, gli incurabili, i disabili. Per queste persone venne varato il "Progetto T4", meglio noto come "Progetto Eutanasia" che condusse alla morte circa 70.000 cittadini tedeschi.

La stessa idea secondo la quale esistevano "vite indegne di essere vissute" portò alla persecuzione in tutta l'Europa occupata dei Sinti e dei Rom, vale a dire degli zingari che a decine di migliaia vennero fucilati o mandati alle camere a gas dei campi di sterminio.
Infine il razzismo tedesco si volse contro gli omosessuali contro i quali il secolare pregiudizio era ben radicato nella società tedesca.
In questa sezione ci occuperemo della persecuzione degli omosessuali (gay e lesbiche) e delle persone transessuali.

"Progetto T4"
Il significato della parola "eutanasia"da vocabolario è definita come:
"La morte non dolorosa, ossia il porre deliberatamente termine alla vita di un paziente al fine di evitare, in caso di malattie incurabili, sofferenze prolungate nel tempo o una lunga agonia; può essere ottenuta o con la sospensione del trattamento medico che mantiene artificialmente in vita il paziente (eutanasia passiva), o attraverso la somministrazione di farmaci atti ad affrettare o procurare la morte (eutanasia attiva); si definisce volontaria se richiesta o autorizzata dal paziente"

Quando oggi discutiamo di eutanasia parliamo di un "diritto" del paziente, ci riferiamo cioè alla "eutanasia volontaria". In altri termini privilegiamo la sfera della volontà umana. Nella Germania degli anni tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale si parlava di eutanasia in modo molto differente
(Nel 1920 apparve un libro dal titolo "L'autorizzazione all'eliminazione delle vite non più degne di essere vissute". Gli autori furono Alfred Hoche -1865-1943-, uno psichiatra e Karl Binding -1841-1920- un giurista. I due, di fatto, svilupparono un concetto di "eutanasia sociale"; da un lato il malato provocava sofferenze nei suoi parenti e - dall'altro - sottraeva importanti risorse economiche che sarebbero state più utilmente utilizzate per le persone sane. Lo Stato dunque - arbitro della distribuzione delle ricchezze - doveva farsi carico del problema che questi malati rappresentavano. Ucciderli avrebbe così ottenuto un duplice vantaggio: porre fine alla sofferenza personale e consentire una distribuzione più razionale ed utile delle risorse economiche)

 

 

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Olocausto, Shoah, memoria

1. Un po’ di storia
La parola venne "inventata" da Elie Wiesel, scampato ad Auschwitz e premio Nobel per la letteratura. In numerose interviste Elie Wiesel ha spiegato che l' utilizzo della parola "olocausto" nasceva da una sua analogia tra il sacrificio di Isacco e la distruzione degli ebrei. Verso gli anni '50 la parola "holocaust" ricorreva con grande frequenza anche nelle pubblicazioni dello Yad Vashem Sino al 1975 non vi è stata traccia di dissenso intorno all'uso del termine "olocausto". Primo Levi era contrario all'uso della parola "olocausto" e scrisse "Io uso questo termine Olocausto" malvolentieri perché non mi piace. Ma lo uso per intenderci".
Fino a tutti gli anni Settanta dunque la parola "olocausto" era accettata e sostanzialmente non sottoposta a critiche.


2. "Holocaust": lo sterminio in televisione
Nel 1979 comparve negli Stati Uniti un serial televisivo intitolato "Holocaust", tratto dall'omonimo romanzo di Gerald Green pubblicato nel 1978. Il successo della fiction televisiva fu enorme tanto da venir trasmessa in Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia. Si trattava di un lavoro mediocre, privo di spessore storico. Seguendo le logiche della comunicazione filmica di scuola statunitense si era prodotto un qualcosa che andava verso la spettacolarizzazione di massa, verso la trivializzazione dell'evento. Ciononostante - pur attraverso lo specchio deformante della fiction - lo sterminio degli ebrei d'Europa dopo più di trent'anni diventava qualcosa di "percepito" al di là delle biblioteche e degli studi settoriali.
Ogni medaglia ha il suo rovescio: la notorietà presso il grande pubblico di qualsiasi cosa si paga con una sua più o meno ampia volgarizzazione. Spesso però si fa un torto all'intelligenza del grande pubblico trattandolo alla stregua di un minorenne intellettuale incapace di distinguere e di capire. Viceversa il pubblico delle "fiction" televisive è meno sprovveduto di quanto suppongano i professori universitari. Le persone sanno distinguere più di quanto si pensi tra "fiction" e realtà ed hanno verso il mezzo televisivo più ciniche difese di quanto si pensi. Certo di fronte ad "Holocaust" vi sarà stato un buon numero di persone, disarmate culturalmente, che hanno fatto dello sceneggiato la loro unica fonte di informazione sull'argomento. Molti di più, io credo, hanno invece visto nella fiction un punto di partenza per comprendere, in modo più corretto, la verità storica. Ne è prova, da quel 1979 in poi, la crescita di titoli e di vendite di libri sull'argomento. Una crescita non registrata precedentemente.


3. Paura della volgarizzazione e reazione: "Shoah"
Si tratta di un dato di fatto: dal 1979 ad oggi la parola "olocausto" è entrata nell'uso comune. Ancor di più essa è stata sottoposta ad un processo di intensa volgarizzazione e stravolgimento. L'uso giornalistico e quotidiano ha fatto sì che "olocausto" divenisse un termine buono per tutti gli usi, applicabile a qualsiasi evento futile o drammatico. Di fronte all'inflazionarsi e degradarsi del termine si ebbe, come era naturale attendersi, una forte reazione di rigetto.
Curiosamente - ma non sorprendentemente - il rigetto parte con una specie di "risposta europea" alla fiction americana: nel 1985 Claude Lanzmann dirige "Shoah" un film-documentario imponente per impegno e durata. Il film ha un taglio cinematografico opposto a quello di "Holocaust": i testimoni - i veri testimoni - sono al centro della narrazione, è un film basato sul dialogo, sulla memoria. Nulla di più distante dalla idea filmica americana. La cultura francese - da sempre impermeabile all'anglicismo - si appropria subito della parola tanto che oggi in Francia "shoah" si è definitivamente affermato per indicare lo sterminio degli ebrei d'Europa sostituendo "olocausto".
Grazie a Lanzmann si diffonde una alternativa valida: "shoah", che in ebraico significa letteralmente "distruzione", diviene anche il termine "politicamente corretto" per lo sterminio. La parola "shoah" viene accolta con favore presso gli studiosi ebraici, si insinua lentamente presso storici e giornalisti meno superficiali. Shoah sembra risolvere il fenomeno della banalizzazione assunto dal termine "olocausto". Se è vero che la banalizzazione dei fatti inizia dalla banalizzazione del loro nome "shoah" sembra risolvere il problema.


4. "Olocausto" e significato religioso
Tra le ragioni del rifiuto della parola "olocausto" si fa strada anche una motivazione più dotta, più profonda. Con "olocausto" nella Bibbia si indica il sacrificio in cui la vittima viene interamente bruciata, l'olocausto è dunque un atto religioso, un atto per certi versi "pio", che dimostra in chi lo compie una forte religiosità. In più con il sacrificio si cerca di ottenere la benevolenza della divinità: il sacrificio in cambio di qualcosa di positivo. Risulta allora ancora più inaccettabile l'uso della parola "olocausto" allo sterminio. Il senso religioso diventa fuorviante, sposta su di un piano antistorico l'evento e lo trasporta in un ambito di inconoscibilità. Così, come scrisse Bruno Bettelheim, "con l'uso del termine olocausto si creano dunque attraverso le sue connotazioni consce e inconsce, associazioni del tutto false tra il più perverso assassinio di massa e antichi rituali di natura profondamente religiosa".
"Olocausto" dunque non solo banalizza ma mistifica avvolgendo l'evento dello sterminio in una dimensione d'inconoscibilità mistica.


5. Chi immola? Chi viene immolato? A chi?
Il rifiuto del termine "olocausto" in base ai suoi sottintesi significati religiosi, anziché chiudere definitivamente le porte alla capacità della parola di spiegare l'evento dello sterminio, apre a mio avviso un terreno di ricerca. Prima però occorre sgomberare il campo a quella che sembra essere un vizio di origine del termine. Elie Wiesel adottò la parola "olocausto", pensò al sacrificio di Isacco. Nell'episodio biblico un ebreo (Abramo) sacrifica un altro ebreo (Isacco, il figlio) per ordine del Dio di Israele. Sacrificante e sacrificato condividono lo stesso spazio religioso, la stessa fede. In quest'ottica applicare "olocausto" allo sterminio degli ebrei d'Europa appare certamente non solo fuorviante ma anche blasfemo. Fuorviante perché ricollegherebbe lo sterminio alla storia del popolo ebraico riconducendolo ad una specie di "disegno divino", blasfemo perché ogni sacrificio è una "richiesta alla divinità" e lo sterminio diverrebbe quasi un atto autoprodotto dal popolo ebraico per ottenere il favore di Dio. Il modo in cui Elie Wiesel ha "applicato" la parola olocausto all'evento dello sterminio è così, da qualsiasi punto lo si guardi, inaccettabile.
Proviamo invece a riprendere la parola "olocausto" ritornando al suo significato. In termini strettamente tecnici chi viene immolato non necessariamente deve essere devoto alla divinità per la quale viene ucciso. In quasi tutte le civiltà antiche l'uso di sacrifici umani alle divinità viene condotto utilizzando nemici prigionieri. Poco importa che la vittima creda al dio al quale viene immolato. Il sacrificio ha un "valore religioso" non per la vittima ma per l'officiante. Occorre spostare il significato della parola "olocausto" da chi ne è vittima a chi ne è l'esecutore. Soltanto così la parola riacquista un suo significato. Questo significa domandarsi se per gli esecutori, per i nazisti, il processo di sterminio possa essere stato vissuto come un atto con un suo - seppur blasfemo - "valore religioso".


6. La guerra agli ebrei e l'olocausto
Che vi sia stato un nazismo magico, pseudoreligioso, occulto a fianco del nazismo ufficiale è un dato di fatto. Benché poco o ingenuamente indagato questo aspetto del nazismo è prezioso per comprendere un altro pezzo del mosaico della soltanto apparente follia della macchina dello sterminio. Che vi sia stata una guerra parallela contro gli ebrei, una guerra slegata dalle necessità e dalla logica della guerra combattuta sui fronti è altrettanto chiaro. L'Ordine Nero di Himmler, i riti nordici, le bandiere con la svastica piantate sulla cima dell'Elbruz, "montagna sacra degli ariani", l'Ahnenerbe e le tante altre sorprendenti manifestazioni di allucinato misticismo nazista come atti "folkloristici" sarebbe un errore. Il nazismo fu non soltanto una negazione dei valori etici dell'Occidente, ma soprattutto il tentativo cosciente di imporre valori diversi che poco hanno a che fare con le ideologie. Un circolo amplissimo di gerarchi nazisti, alcuni dei quali protagonisti di spicco dello sterminio come Ohlendorf, coltivava teorie teosofiche, mistiche, pseudoreligiose che ebbero una influenza decisiva nella classificazione dei popoli europei in "superuomini" e "sottouomini". Nessuna guerra poteva essere realmente vinta se la guerra agli ebrei non fosse stata vinta. Un culto germanico e neopagano - quello stesso che celebrava il giorno del solstizio d'estate negli stadi olimpici - animò la Germania di Hitler e di Himmler. Questa Germania si eracostruita il suo pantheon, i suoi miti razziali ed eugenetici ed è al mito di questa Germania "razzialmente pura" che vengono sacrificati milioni di uomini, donne, bambini "razzialmente impuri".
In questo senso "olocausto" diviene la parola più pregnante per nominare l'evento dello sterminio.


7. Nominare lo sterminio
Olocausto dunque.riacquista la sua dignità di termine non volgarizzato o inflazionato se si chiariscono i ruoli definendone i soggetti. Rimettendo al proprio posto le vittime, i carnefici, la blasfemia religiosa. In questo senso olocausto è termine più ampio, più descrittivo di "shoah". Ciò che lascia perplessi in "shoah" è il suo significato di "catastrofe", di "distruzione" semanticamente indipendente dalla volontà umana. Vi può essere una "catastrofe" senza che vi sia un intervento umano, può accadere una "distruzione", un "annientamento" provocato da forze naturali. Di qui la scelta di nominare il sito che ospita queste riflessioni con la parola "olokaustos" riprendendo la parola greca anche per distanziarci dall'olocausto volgarizzato della fiction televisiva.

8. Conclusioni provvisorie
Perché continuiamo a chiamare il piccolo villaggio polacco di Oswiecim con il suo nome tedesco Auschwitz? Perché continuiamo ad usare i nomi imposti dalla barbarie nazista a luoghi che avrebbero un nome differente ed autentico? Perché nei nomi, nella loro capacità evocativa, nella loro capacità di simboleggiare concetti complessi sta la forza della comprensione. Se è vero che le parole sono pietre, molte parole evocative costruiscono grandi architetture. Occorre tuttavia che queste parole siano vicine a chi le pronunzia, che rappresentino realmente una evocazione profonda. Nel turbine della polemica contro la parola "olocausto", qualche studioso è arrivato al punto di sostenere che la banalizzazione dello sceneggiato televisivo americano avrebbe provocato la nascita del revisionismo e del negazionismo. Sarebbe cioè caduto un tabù e si sarebbero aperte le porte ai negatori. Questa e altre affermazioni simili sono il frutto di uno snobismo culturale purtroppo assai diffuso. Purtroppo lo stesso snobismo non affligge i negatori dello sterminio. Coloro che hanno interesse a negare, a banalizzare, a cancellare la memoria intervengono quando questa memoria si risveglia, quando l'interesse viene stimolato. Un'opera mediocre ha diffuso un termine ma ha anche diffuso un concetto, ne ha diffuso una immagine approssimativa, grossolana, senz'altro inadeguata. Tuttavia in questa società abituata ad una comunicazione parcellizzata da spot o da videoclip, la scelta è tra una comunicazione inadeguata e una assenza di comunicazione. Dobbiamo considerare le volgarizzazioni come grandi e imprecisi aratri che dissodano il campo delle coscienze. Sta a tutti noi precisare, dirozzare, seminare informazioni più precise, approfondire. Se vogliamo che lo sterminio degli ebrei d'Europa sia memoria viva dobbiamo saper usare ogni strumento per ciò che può darci, consci dei suoi limiti e delle sue potenzialità.

tratto da: Giovanni De Martis...... http://www.olokaustos.org. ......................................APPROFONDITE!,

Le leggi razziali in Italia (1938-1945)

 

Contributo dei Testimoni di Geova al Giorno della Memoria
La persecuzione nazista dei Testimoni di Geova
La rimozione di fatti dolorosi dalla memoria è uno dei meccanismi di autodifesa della mente umana. Tentare di applicare lo stesso procedimento di rimozione alla Storia risulterebbe senza dubbio dannoso e distruttivo. Con l’obiettivo di non dimenticare un periodo storico terribile e il dolore patito a causa di ideologie aberranti, è stato istituito il “Giorno della Memoria”. Questa ricorrenza sottolinea l’importanza di ricordare ogni tipo di discriminazione, anche quelle sofferte da alcune minoranze: tra queste la persecuzione nazista dei testimoni di Geova.
La burocrazia dello sterminio promossa dal regime nazista non aveva a che fare tanto con esseri umani, quanto con categorie. E queste nei campi si distinguevano per i triangoli e le stelle di vari colori. Cos ì, com’è noto, la categoria degli ebrei aveva la stella gialla, quella dei politici un triangolo rosso (con indicazione della nazione di provenienza), i delinquenti erano contrassegnati dal triangolo verde, gli omosessuali da quello rosa, i rom e i sinti (definiti zingari) da uno marrone, e così via per un totale di 8-9 categorie, una delle quali era quella dei testimoni di Geova, riconoscibili nei campi dal triangolo viola che indossavano.
Per un ’unica categoria, per meglio dire, per un unico gruppo, le ragioni che giustificavano l’internamento erano di ordine esclusivamente religioso. Era proprio questo a rendere così peculiare la presenza di questa comunità relativamente piccola all’interno del sistema concentrazionario. Si trattava dei testimoni di Geova. Quando i nazisti salirono al potere nel 1933, i poco più di 20.000 Testimoni tedeschi furono immediatamente presi di mira quali nemici dello Stato per il loro rifiuto di sostenere l’ideologia nazista imperniata sull’odio. Quasi 10.000 Testimoni infine avrebbero sofferto nelle prigioni o nei campi nazisti, dove 2.000 di loro trovarono la morte.
Pur scrupolosi nell ’osservare le leggi, i Testimoni non prendevano parte alle questioni politiche e soprattutto alle guerre. Dal loro credo religioso discendevano una serie di comportamenti quotidiani che si scontravano con l’ideologia totalizzante del nazismo: il rifiuto di imbracciare le armi innanzitutto e di lavorare per l’industria bellica, il rifiuto di idolatrare il führer o la svastica, il rifiuto di aderire al partito nazista, nonché l’imparzialità con cui diffondevano il messaggio evangelico non facendo distinzioni tra etnie e razze. Quella dei Testimoni fu la prima associazione religiosa ad essere proscritta nella Germania nazista già nella primavera del 1933, e tra i primi internati c’erano appunto i Testimoni, la cui presenza nei campi è documentabile almeno sin dal 1934. I comportamenti che scaturivano dal proprio credo religioso erano seguiti dai Testimoni con coerenza e scrupolo, come hanno messo in luce anche diversi studiosi. Wolfgang Sofsky, sociologo tedesco, ha fatto notare: “Le SS attribuivano a questi detenuti [testimoni di Geova] un’influenza maggiore di quella che in realtà avevano. Per molti anni essi vennero perseguitati assai duramente a causa del loro coerente atteggiamento di resistenza passiva: per rompere la loro solidarietà si decise di sparpagliarli in blocchi diversi, ma poi si dovette fare marcia indietro quando ci si accorse del pericolo rappresentato dal loro attivismo «missionario» all’interno delle camerate. […] la resistenza passiva dei testimoni di Geova era rivolta soltanto contro quegli ordini che erano inconciliabili con le loro concezioni religiose”. Inoltre, proprio in virtù delle motivazioni della loro detenzione, ogni Testimone aveva la possibilità di uscire in qualsiasi momento dai campi semplicemente firmando un apposito documento di abiura.
Si può fondatamente asserire che i Testimoni siano stati tra i primi a denunciare le crudeltà che avvenivano nei campi di concentramento, rivelando non solo le torture che venivano inflitte ai loro confratelli in Germania, ma anche le sofferenze patite da tanti altri gruppi di internati o singoli individui. Lo si rileva dalle loro stesse pubblicazioni. I primi campi di concentramento furono aperti all’inizio del 1933, proprio all’indomani dell’ascesa al potere di Hitler. E già a metà del 1933 i testimoni di Geova non esitarono a informare l’opinione pubblica di ciò che erano venuti a sapere. Coraggiosamente e andando contro corrente, nell’agosto 1933 la rivista Golden Age (pubblicata dai testimoni di Geova), ad esempio, riportava la corrispondenza di un giornalista, Frederick Birchall, tesa a sottolineare le barbarie perpetrate nei campi di concentramento nazisti.
Numerosi furono gli articoli apparsi nel successivo decennio su questo periodico (dal 1937 edito con il nome di Consolazione e dal 1946 noto come Svegliatevi!), volti a informare l’opinione pubblica di ciò che stava avvenendo ad opera del regime nazista. "Soluzione finale” era un’espressione ancora ignota ai più, quando i testimoni di Geova denunciavano lo spietato sterminio degli ebrei da parte dei nazisti e quanto era successo in Polonia tra la fine del 1939 e l’inizio del 1940.
Inoltre, Franz Zürcher, un Testimone svizzero, documentò e denunciò vari casi di persecuzione e trattamento inumano nei confronti di suoi confratelli, raccogliendoli in un libro dal significativo titolo "Crociata contro il cristianesimo” (Kreuzzug gegen das Christentum), pubblicato in tedesco a Zurigo nel 1938, e l’anno dopo in francese a Parigi. Quelle pagine turbarono profondamente, per sua stessa ammissione, lo scrittore Thomas Mann che spiegò in una lettera: "Non posso descrivere il sentimento misto di disprezzo e di orrore che mi ha colto sfogliando queste testimonianze di una bassezza umana ineguagliabile e di una crudeltà inqualificabile. Le parole non riescono a descrivere l’abiezione della mentalità che è rivelata da queste pagine che ci raccontano le orribili sofferenze di vittime innocenti fermamente attaccate alla loro fede. Vorremmo tacere di fronte a ciò che è impossibile qualificare, ma la nostra coscienza non ci rimprovererebbe forse questo silenzio?”
La storia dei testimoni di Geova nella Germania nazista è dunque singolare per varie ragioni: (1) I Testimoni potevano scegliere: diversamente da altri prigionieri, ciascun Testimone avrebbe riottenuto la libertà semplicemente firmando un atto di abiura della propria fede religiosa. (2) I Testimoni furono l’unico gruppo religioso a prendere una posizione coerente contro il regime nazista. Per questo nei campi di concentramento erano l’unico gruppo religioso riconoscibile da uno specifico simbolo sull’uniforme, il triangolo viola. (3) I Testimoni, infine, denunciarono apertamente e sugli stampati che diffondevano le barbarie naziste, e per questo la Gestapo e le SS profusero un impegno spropositato nel vano tentativo di annientare questo gruppo relativamente piccolo.
A un convegno sull’Olocausto tenuto nel settembre del 1994 presso il Museo dell’Olocausto di Washington, uno storico britannico, la professoressa Christine King, ha detto: "I testimoni di Geova ebbero il coraggio di parlare. Parlarono chiaro fin dall’inizio. Parlarono con una sola voce. E parlarono con enorme coraggio, il che è una lezione per tutti noi”.
Bibliografia
F. Zürcher, Kreuzzug gegen das Christentum, Zurigo 1938.
C. King, Jehovah’s Witnesses under Nazism, in A Mosaic of Victims. Non-Jews Persecuted and Murdered by the Nazis, a c. di M. Berenbaum, New York 1990.
L. Tristan, S. Graffard, I Bibelforscher e il nazismo (1933-1945), Parigi 1994.
D. Garbe, Between Resistance and Martyrdom. Jehovah’s Witnesses during the “Third Reich”, Conferenza, Museo dell’Olocausto di Washington, 29 settembre 1994.
W. Sofsky, L’ordine del terrore, Bari-Roma 1995.
F. Peradotto, Un’esperienza da ricordare, in Religiosi nei lager, a cura di F. Cereja, Milano 1999.

PERCORSI DI LETTURA

Michele Sarfatti, GLI EBREI NELL’ITALIA FASCISTA. VICENDE, IDENTITÀ, PERSECUZIONE, Torino, Einaudi, 2000, p. XI-377.
Il testo presente riprende, ampliandolo, il contributo ospitato nei due volumi della Storia d’Italia dell’Einaudi dedicati agli Ebrei in Italia e curati da C. Vivanti (1997). L’Autore ripercorre le vicende degli ebrei nell’Italia di Mussolini, restituendone un profilo culturale, sociale e politico. Si ricostruisce, inoltre, la genesi dell’antisemitismo fascista sin dai primi anni dell’avventura mussoliniana, innestatosi su preesistenti atteggiamenti culturali cattolici e nazionalisti. L’adozione, in seguito, da parte del fascismo di un razzismo biologico nella definizione della legislazione antiebraica, ebbe i suoi precedenti nelle manifestazioni di razzismo verso le popolazioni nere e nelle leggi discriminatorie introdotte nel 1937 per separare le popolazioni africane delle colonie da quella dei dominatori bianchi.  

GLI EBREI NELL’EUROPA NAZISTA

Raul Hilberg, LA DISTRUZIONE DEGLI EBREI D'EUROPA
Volume primo e Volume secondo, Torino, Einaudi p. 1479
Un lavoro che dura da oltre vent'anni. "La distruzione degli Ebrei d'Europa" è senz'altro il libro che maggiormente ha contribuito alla comprensione del meccanismo di sterminio progettato e realizzato dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Raul Hilberg nato a Vienna, fu costretto nel 1939 ad emigrare negli Stati Uniti, con tutta la famiglia, a causa delle leggi razziali. Ritornò nel Vecchio continente, come liberatore, nelle file dell'esercito americano. L'orrore che si trovò di fronte al momento della liberazione dei campi di sterminio fu tale da generare in lui quasi una vocazione alla testimonianza della shoah, coinvolgendolo da quel momento nello studio e nella stesura di questo testo. 

La recensione

LA LEGISLAZIONE ANTIEBRAICA

Anna Capelli-Renata Broggini (a cura di), ANTISEMITISMO IN EUROPA NEGLI ANNI TRENTA. LEGISLAZIONI A CONFRONTO, Milano, Angeli, 2001, p. 303.
Il volume raccoglie gli atti dell’omonimo convegno milanese. I numerosi contributi restituiscono una mappa completa degli interventi legislativi antiebraici introdotti in gran parte dei paesi europei nel corso degli anni Trenta. Pur differenti tra loro per tempi e contenuti, le legislazioni antiebraiche, avviando la fase della cosiddetta “persecuzione dei diritti”, rappresentarono la terribile premessa alla successiva e conseguente “persecuzione delle vite”.

Michele Sarfatti, LE LEGGI ANTIEBRAICHE SPIEGATE AGLI ITALIANI DI OGGI, Torino, Einaudi, 2002, p. 105.
Efficace opera di sintesi, pensata soprattutto per le più giovani generazioni, con una essenziale appendice documentaria. L’autore illustra il significato delle leggi antiebraiche, inserendole nel contesto che le produsse, la loro elaborazione, i contenuti e il loro obiettivo, gli effetti della loro applicazione e la reazione della società italiana all’introduzione di quei provvedimenti. Opportuno è l’approfondimento relativo alla “definizione dell’ebreo”, momento concettuale fondamentale per l’individuazione dei destinatari della persecuzione.

SCIENZA E RAZZISMO

Valentina Pisanty, EDUCARE ALL'ODIO: "LA DIFESA DELLA RAZZA" (1938-1943),introduzione di Umberto Eco, Milano, Gruppo Editoriale Motta, 2004
Questo volume è dedicato al noto quindicinale fascista pubblicato dal 1938 al 1943 sotto gli auspici del Ministero della cultura popolare.Nonostante siano ancora numerosi e da chiarire gli aspetti inerenti i meccanismi redazionali della rivista, i suoi rapporti con il potere, i conflitti tra i vari collaboratori,il ruolo dei finanziatori, tra cui figurano grandi industrie, banche e compagnie assicuratrici e gli effetti che la stessa ebbe sull'opinione pubblica, si conosce tuttavia, quale importanza del ruolo del quindicinale nella definizione del problema razziale in Italia e nella diffusione della propaganda razzista negli anni cruciali della persecuzione ebraica.

Giorgio Israel e Pietro Nastasi, SCIENZA E RAZZA NELL’ITALIA FASCISTA, Bologna, Il Mulino, 1998, p. 408.
Dopo essersi soffermati a definire l’originalità del razzismo fascista, che dopo una prima fase biologista sarebbe approdato ad un antiebraismo spiritualistico, grazie anche al contributo di esponenti autorevoli del mondo cattolico, come Padre Agostino Gemelli, gli autori ricostruiscono la genesi del cosiddetto Manifesto degli scienziati razzisti, il ruolo degli uomini di scienza nella politica demografica e razzista e lo strettissimo legame tra politica razziale e politica anitebraica. Il volume prende anche in esame l’impatto della legislazione antiebraica sul mondo scientifico. Si rammenta opportunamente che solo 1 docente universitario su 99 si rifiutò di occupare la cattedra resa disponibile dalle leggi del 1938 e che dopo la guerra non vi fu riparazione per i danni subiti da quella legislazione.  

Roberto Maiocchi, SCIENZA ITALIANA E RAZZISMO FASCISTA, Firenze, La Nuova Italia, 1999.
L’Autore si sofferma sul ruolo che la medicina, il pensiero statistico-demografico, l’antropologia ebbero nell’elaborazione del razzismo fascista, del quale l’eugenetica fu una delle radici culturali e ideologiche. Il contributo delle scienze fu inoltre determinante nella elaborazione di una “retorica razzista” fondata sull’idea che la tutela della razza «fosse un obiettivo assai importante e meritorio, di grande valore umanitario, poiché in quel concetto rientravano tante finalità senza dubbio “buone”, come la lotta al cretinismo endemico, la protezione delle mamme e dei loro bambini, la bonifica della paludi, il bagno elioterapico, sport per tutti, ecc.» [pp. 57-58]

Alberto Burgio (a cura di), NEL NOME DELLA RAZZA. IL RAZZISMO NELLA STORIA D’ITALIA. 1870-1945, Bologna, Il Mulino, 2000.
I numerosi saggi del volume costituiscono gli atti del primo convegno promosso dal "Centro studi sulla teoria e la storia del razzismo italiano" nel 1997. I differenti approcci consentono di ricostruire le radici profonde del razzismo nostrano, in coerente sviluppo con le correnti razziste che hanno attraversato l’Europa. Particolarmente interessante l’analisi di come un discorso ideologico discriminante possa trovare il suo sbocco in una pratica razzista. Con la “biologizzazione del pensiero sociale” ogni gruppo può diventare oggetto di razzismo, trasferendo il discorso ideologico da un piano storico ad uno naturalistico: così sarebbe avvenuto per i briganti meridionali negli anni ’60 dell’Ottocento; così avvenne per gli Africani nel corso delle guerre coloniali; su queste basi si sarebbe costruita e diffusa una pratica antisemita.

LA CHIESA CATTOLICA E LA SHOAH

Giovanni Miccoli, I DILEMMI E I SILENZI DI PIO XII. VATICANO, SECONDA GUERRA MONDIALE E SHOAH, Rizzoli, Milano 2000. p. 580.
Il lavoro di Miccoli affronta la questione dell’atteggiamento assunto dal pontefice Pio XII e dal Vaticano nei confronti del nazismo e dello sterminio degli ebrei. Pur cercando di svolgere un ruolo di mediazione tra le forze in campo nel secondo conflitto mondiale (ma guardando con simpatia a esperienze come quella filonazista di Ante Pavelic in Croazia), il Vaticano non ebbe mai la forza di assumere una posizione di netta condanna rispetto alla persecuzione su larga scala degli ebrei, nonostante esplicite richieste angloamericane a partire dalla fine del 1942. Pio XII si limitò a criptiche allusioni, intervenendo duramente solo quando la Germania avviò misure ostili alla Chiesa cattolica.

Susan Zuccotti, IL VATICANO E L’OLOCAUSTO IN ITALIA, (traduzione di Vittoria Lo Faro ), Milano, Bruno Mondatori, 2001, p. 400.
L’autrice esamina quanto fu fatto - e soprattutto quanto non fu fatto - da Pio XII e dal suo entourage per evitare la persecuzione degli ebrei in Italia. Vengono anche approfonditi i sentimenti antiebraici diffusi negli ambienti del Vaticano, documentati attraverso pubblicazioni e materiali d’archivio, molti dei quali inediti.

CULTURA

G. Fabre, L’ELENCO. CENSURA FASCISTA, EDITORIA E AUTORI EBREI, Torino, Zamorani, 1998, p. XIV-500.
Nell’aprile del 1938, per esplicito ordine di Mussolini, fu avviata l’epurazione degli scrittori ebrei dal mondo della cultura: alcuni mesi prima, quindi, di qualsiasi intervento legislativo antiebraico. Presentata come un’operazione «culturale» o «spirituale», la campagna razzista interessò editori, librai e scrittori. Fu condotta con estrema riservatezza e per la sua ricostruzione gli autori hanno dovuto attingere a numerosi fondi archivistici e bibliotecari, italiani e stranieri. Gli effetti di questo progetto si trascinarono ben oltre la fine della guerra.

Annalisa Capristo, L’ESPULSIONE DEGLI EBREI DALLE ACCADEMIE ITALIANE, Torino, Zamorani, 2002, p. 405.
538 furono gli ebrei italiani espulsi dalle accademie nel 1938. Annalisa Capristo ricostruisce la campagna razziale e i suoi effetti sui quasi centocinquanta istituti di cultura dedicati alle scienze alle arti e alle lettere. Fu questa una pagina rilevante del processo di “arianizzazione totalitaria”, che mirò ad allontanare gli ebrei dai luoghi della produzione culturale. Tra gli stranieri, Albert Einstein e lo storico Cecil Roth manifestarono la loro indignazione dimettendosi il primo dall’Accademia dei Lincei ed il secondo dalla Società Colombaria di Firenze.  

Carozzi, Perani, Campanini, Luzzatto Voghera, Picciotto Fargion, Eschenazi, Stefani, Hazan, LA CULTURA EBRAICA,, a cura di Patrizia Reinach Sabbadini, Torino, Einaudi, 2000, p. 523
Storici, biblisti, filosofi, rabbini, nel tentativo di offrire al lettore una sintesi esaustiva e generale, delinenano in questo libro un panoraman a trecentosessanta gradi dell'ebraismo per discutere e comprendere l'identità della civiltà ebraica.

archivio forum 2010/2015

27 Gennaio 2015 19:00 Nome: ratataplan
Ricordare perche'............"La memoria è determinante. È determinante perché io sono ricco di memorie e l’uomo che non ha memoria è un pover’uomo, perché essa dovrebbe arricchire la vita, dar diritto, far fare dei confronti, dar la possibilità di pensare ad errori o cose giuste fatte. Non si tratta di un esame di coscienza, ma di qualche cosa che va al di là, perché con la memoria si possono fare dei bilanci, delle considerazioni, delle scelte, perché credo che uno scrittore, un poeta, uno scienziato, un lettore, un agricoltore, un uomo, uno che non ha memoria è un pover’uomo. Non si tratta di ricordare la scadenza di una data, ma qualche cosa di più, che dà molto valore alla vita." Testimonianza di Mario Rigoni Stern, scrittore e deportato I.M.I. 1943

08 Marzo 2014 01:14 Nome: Davide Bestetti email: davidebestetti@gmail.com
Ho l'onore di conoscere di persona Giovanni Ghirardini, il signor Gianni, come lo chiamano in tanti;ho lavorato per vent'anni di fianco alla sua abitazione e spesso mi sono fermato a parlare con lui.Gli chiedevo avidamente di raccontarmi della sua vita perchè credo che la memoria vada custodita e passata attraverso le generazioni.Lui, non si è mai risparmiato e ogni sua parola era imbevuta di vita e di amore per essa. Che persona meravigliosa sei, Gianni

27 Gennaio 2014 09:05 Nome: ratataplan
Ancora oggi le ferite dell' odio e del pregiudizio sono aperte....l' intolleranza e' una piaga che non si rimargina....si spediscono teste di maiale e si imbrattano i muri con frasi deliranti...
ricordare, ricordare per non dimenticare....
allego un link http://www.repubblica.it/cultura/2014/01/27/news/giornata_della_memoria_lizzie_doron-77002574/ 28 Gennaio 2013 18:54 

Nome: Nicola
commemorazione Shoah a Milano, Berlusconi non invitato, si siede unilateralmente in prima fila e rilascia la solita bestialita' di dichiarazione <<l vice presidente della Fondazione Memoriale della Shoah critica l'intervento di Silvio Berlusconi ieri a Milano: "Unilateralmente ha deciso di sedersi in prima fila, ha introdotto un elemento di disturbo nell'organizzazione, introducendo la campagna elettorale nella cerimonia (Jarach vicepresidente Fondazione Memoriale della Shoah " sentite l'intervista a questo link --->>> http://video.repubblica.it/dossier/elezioni-politiche-2013/jarach-berlusconi-non-educato-non-era-invitato/117558?video=&ref=HREC1-1

29 Gennaio 2013 08:02 Nome: Gianni
Lei invece ha introdotto la peggiore politica in questo spazio di riflessione, cosa di cui non si sentiva affatto il bisogno. 29 Gennaio 2013 09:08 Nome: Nicola
veramente io intendevo proprio deplorare l'uso politico che viene fatto in Italia di queste commemorazioni e giornate di riflessione,contrariamente a quanto accade nella stragrande maggioranza delle nazioni.................

27 Gennaio 2013 12:08 Nome: Nicola
È piccolo il giardino
profumato di rose,
è stretto il sentiero
dove corre il bambino:
un bambino grazioso
come il bocciolo che si apre:
quando il bocciolo si aprirà
il bambino non ci sarà.
Franta Brass, nato a Brno il 14.9.1930
morto ad Auschwitz il 28.10.1944

26 Gennaio 2013 23:55 Nome: Ratataplan
Un preside di liceo americano aveva l’abitudine di scrivere, ad ogni inizio di anno scolastico, una lettera ai suoi insegnanti :
«Caro professore,
sono un sopravvissuto di un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruite da ingegneri istruiti; bambini uccisi con veleno da medici ben formati; lattanti uccisi da infermiere provette; donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiore e università. Diffido – quindi – dall’educazione. La mia richiesta è: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti. La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani».
(Fonte: Anniek Cojean , Les mémoires de la Shoah , in Le Monde del 29 aprile 1995).
Ricordare e' fondamentale, formare le nuove generazioni a combattere odio, razzismo, pregiudizio ed intolleranza e' un obbligo perche' i diritti umani prevalgano sopra ogni cosa..........

27 Gennaio 2012 18:22 Nome: barbara email: insubres@alice.it

contento Lei....Le auguro una Buona Serata. Io, pur essendo una becera e stupida leghista (quindi ingnorante e cattiva) accenderò con i miei figli una candela pensando a tutti gli sterminati, uccisi, violati, umiliati..a tutte le porcate fatte dagli uomini sin da quando esistiamo.

27 Gennaio 2012 17:12 Nome: barbara  email: insubres@alice.it
Giornata della Memoria..: volevo scrivere il solito messaggio di ringraziamento per il vs bel sito e per ringraziarvi di ricordare sempre a tutti la ricorrenza, purtroppo ancora lasciata in un angolino. Oggi ho trovato il messaggio del sig. Ratataplan e l'ho trovato di una tale superficialità e anche infarcito di tanto tanto pregiudizio (lo stesso che vorrebbe estirpare dalla mente degli altri) Voglio dirvi che è stupido accusare gli altri senza conoscerli; vale per noi verso gli altri e vale per gli altri verso di noi. Se Lei ritiene davvero che il male assoluto, che il razzismo con la R maiuscola sia la Lega Nord, allora non ha capito nulla di noi, non ci conosce, non sa cosa facciamo per tanti e non ha mai seguito il movimento (che MAI E' STATO VIOLENTO) Il suo insulto è grande ..provi a pensare se io dicessi che TUTTI I MERIDIONALI SONO MAFIOSI....che TUTTI I DPENDENTI STATALI SONO LAVATIVI...che tutti i POLITICI RUBANO ...troppo facile generalizzare, buttare là un commento come il suo..si ricordi di Primo Levi..non avrebbe approvato il razzismo ottuso di chi non capisce ma si erge a giudice.

27 Gennaio 2012 18:12 Nome: ratataplan
rispondo semplicemente ,citando, che:....A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che «ogni straniero è nemico». Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all'origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano........

27 Gennaio 2012 16:13 Nome: ratataplan
Voglio citare due aforismi di PRIMO LEVI:
"Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario"
"Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo."
Io non comprendo perchè esiste "CasaPound"...........ma so che c'è.....
Non comprendo i tanti "BORGHEZIO".......ma so che vengono eletti............
E' proprio in memoria della Shoah che dobbiamo avere il coraggio combattere l'odio e il pregiudizio anche dei giorni nostri.........perchè lo diceva bene BRECHT:
"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare."
IL "GIORNO DELLA MEMORIA" è lo stimolo per le nuove generazioni ad evitare che gli stereotipi ed i pregiudizi ci riconducano ai tristi eventi dell' ancora "vicino" secolo scorso



28 Gennaio 2011 14:54 Nome: barbara email: insubres@alice.it
volevo segnalare che stasera a Gurone, presso Madai di Martin Stigol, alle ore 20 ci sarà uno spettacolo per commemorare la Shoah . saluti a tutti voi.

27 Gennaio 2011 18:56 Nome: ratataplan
)Grazie per avercelo ricordato anche quest'anno quello che dovremmo ricordare ogni giorno.

27 Gennaio 2011 15:27 Nome: barbara  email: insubres@alice.it
sono commossa dall'impegno su qs pagine, grazie per il vs sito, veramente esaustivo.
meno male che qualcuno si ricorda anche di qs giornata importantissima e di quanto successo tanti anni fa . mia figlia ora è li con il treno della memoria e ringrazio Dio che i ns giovani abbiano ancora voglia di ricordare perchè non avvenga più. saluti, barbara

27 Gennaio 2011 14:14 Nome: cittadino1
Grazie per aver acceso anche voi una candela nel "Giorno della Memoria"

27 Gennaio 2011 12:24 Nome: francesco
Son morto che ero bambino, son morto con altri cento, passati per un camino....... (Auschwitz)

27 Gennaio 2011 12:12 Nome: SHOAH
I SEMI DEL RAZZISMO NON SONO DEBELLATI
Scritte contro il Giorno della Memoria ed altre contenenti insulti nei riguardi del presidente della comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici.
Siglate 'Militia' e realizzate con vernice nera, a via Leonina sono comparse le scritte :
" '27/01 non c'è memoria!'" e "'Pacifici continui a meritare il fosforo bianco"'.
In via Cavour altre due scritte: " 'Israele non esiste"' e "'Niente memoria per le bugie"'.
Sui muri di via Tasso, dove è situato il Museo storico della Liberazione, sono comparse altre scritte:
"'27 niente memoria a via Tasso'" e "'via Tasso uguale bugia"'.

27 Gennaio 2011 11:19 Nome: PIDIPIU'
BERSANI, SENZA MEMORIA NON C'E' FUTURO - "Senza memoria non c'é futuro. Senza il ricordo e lo studio degli orrori di cui l'umanità si é macchiata rischieremmo tutti di rivivere momenti terribili della nostra storia. Per questa ragione la memoria della Shoah dovrà rimanere per sempre come monito per tutti affinché mai più sia raggiunto quell'abisso". Così Pier Luigi Bersani, segretario del Partito Democratico. "Il nostro dovere - prosegue - è di tramandare, soprattutto alle nuove generazioni, la storia tragica della Shoah per non dimenticare e perché ciò che è stato ancora oggi interroga le nostre coscienze. Non dimenticare l'abisso per non dimenticare che odio e pregiudizio sono le cause che l'hanno determinato. Per questa ragione chi è chiamato, nella politica come nella società, ad assolvere una responsabilità deve sentire su di sé l'impegno morale a non alimentare mai questi sentimenti; deve sentire l'urgenza morale di unire e non di dividere, di aiutare la comprensione reciproca". "Le tante iniziative previste oggi, in tutta Italia, per celebrare la Giornata della Memoria, per ricordare la persecuzione e lo sterminio del popolo ebraico, i deportati militari, civili e politici nei campi di sterminio nazisti, siano quindi motivo per riflettere sul valore della dignità e del rispetto dei diritti umani di ogni singola persona. L'odio e il pregiudizio hanno alimentato la mala pianta del razzismo e dell'antisemitismo. Il nostro compito oggi - conclude Bersani - è di vigilare perché non si ricreino le condizioni dell'odio e della paura che hanno portato tanti uomini a dimenticare la propria umanità e a trasformarsi in tranquilli carnefici. Il nostro compito è di lavorare perché prevalga sempre e comunque il diritto di ogni persona al rispetto degli altri". 26 Gennaio 2011 20:00 Nome: Nicoletta
Il racconto dei testimoni sopravvissuti all'Olocausto ci muove emozioni molto profonde e scava una cicatrice nella nostra memoria. Per questo preferisco le parole di Enrico Bertè o quelle di Liliana Segre a film e documentari sull'Olocausto. Dalle loro testimonianze si conosce non tanto il fenomeno storico in generale, ma si apprende con timore che i loro aguzzini erano mariti devoti, "mostri mediocri". Per questo temo gli episodi di ordinario odio e razzismo che sento esprimere quotidianamente soprattutto negli ultimi anni. Perchè, ci si chiede, è importante che il ricordo duri? Perchè <<..la Shoah non è stata un'aberrazione della civiltà, essa può semplicemente aver rivelato un diverso volto di quella stessa società della quale ammiriamo altre e più familiari sembianze; e queste due facce aderiscono in perfetta armonia al medesimo corpo>> Zygmunt Bauman, sociologo polacco. Buon ricordo a tutti.

27 Gennaio 2010 16:19 Nome: Timido
Ancora troppo fresca la ferita, 1939-1945. Se ti lasci penetrare dall'orrore e dai ricordi riportati alla vita nella carne di pochi sopravvissuti, ti prende un'angoscia pesante e mortale, come sono mortali le sofferenze di uomini, donne, bambini cancellati nei luoghi dell'orrore, tra urla mai ascoltate, con piaghe mai guarite.
Ti attraversa il gelo della malvagità che uomini hanno incarnato e imposto ad altri uomini innocenti, provi ribrezzo al pensiero che tuoi simili hanno perpetrato un tale orrore, ti fa paura l'idea del male che permea l'esistenza dell'uomo, tanto vicino, ancora vivo, in mezzo a noi.
Tutto ciò che non rientrava nella normalità, ebrei, zingari,testimoni di Geova,comunisti,neri,omosessuali, handicappati, secondo un perverso fanatismo, è stato sterminato.
E dobbiamo raccontarcelo, e dobbiamo ricordarlo,e dobbiamo riportarne le immagini ancora, ancora e ancora, per non dimenticare, per non ripetere gli errori.
Ma il disagio che senti non è solo per quello che è stato, il disagio, il malessere che ti stringe lo stomaco, è il sentire di molti : il germe marcio del razzismo, dell'intolleranza, della discriminazione sociale non è debellato, vive ancora tra gli uomini. La paura della degenerazione degli istinti peggiori tiene alta l'attenzione. Gli istinti peggiori sono latenti, pronti a risvegliarsi e ti imprigionano quando l'ignoranza, la povertà estrema, la paura e il pregiudizio ti stringono la gola e ti oscurano la vista, facendoti cadere nell' errore di credere di non sopravvivere se non saprai prevalere sugli altri.
La natura umana, chiamata a scalare cime sconosciute e trascendenti e capace di trascinarsi a livelli diabolici di odio e crudeltà.
La storia è in corso, i pericoli ci accompagnano, che lo strazio dei fratelli non rimanga buttato nelle pieghe peggiori della nostra anima.

27 Gennaio 2010 10:37 Nome: Piero
Come previsto, inutile cercare nel sito del comune un qualsiasi apporto alla ricorrenza di oggi.
La Storia, la Cultura e la Memoria restano argomenti per persone di un certo tipo. Agli altri il compito di fare propaganda di contesto, magari con un volantino buttato nei bar!
Piero

27 Gennaio 2010 15:34 Nome: ???
Invece sotto l'Ulivo pagine e pagine sull'argomento...

27 Gennaio 2010 10:09 Nome: .
« "la gioventù in, in fondo è più solitaria della vecchiaia." Questa massima che, ho letto in qualche libro mi è rimasta in mente e l’ho trovata vera; è vero che qui gli adulti trovano maggiori difficoltà che i giovani? No, non è affatto vero. Gli anziani hanno un’opinione su tutto, e nella vita nono esitano più prima di agire. A noi giovani costa doppia fatica mantenere le nostre opinioni in un tempo in cui ogni idealismo è annientato e distrutto, in cui gli uomini si mostrano dal loro lato peggiore, in cui si dubita della verità, della giustizia e di Dio. Chi ancora afferma che qui nell’alloggio segreto gli adulti hanno una vita più difficile, non si rende certamente conto della gravità e del numero di problemi che ci assillano, problemi per i quali forse noi siamo troppo giovani, ma ci incalzano di continuo sino a che, dopo lungo tempo, noi crediamo di aver trovato una soluzione; ma è una soluzione che non sembra capace di resistere ai fatti, che la annullano. Ecco la difficoltà di questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà. È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte il rombo l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui forse saranno ancora attuabili.»

Anna Frank cit. , 15 luglio 1944, pp 268

 

 
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